martedì 1 dicembre 2009

laureata!

Ieri, 30 novembre 2009, sono stata proclamata dottoressa in Fisica con 106/110. Sono soddisfatta, ma ancora non realizzo che sono laureata...
Sembra banale, ma a me davvero sembra ieri quando sono arrivata a Roma. Anche allora non potevo crederci che stavo finalmente iniziando l'università nella città dei miei sogni. ^^
Sono stati tre anni bellissimi, colmi di sorprese. Vorrei poterveli raccontare, descrivervi tutte le emozioni che ho provato, ma un post non basta. Vorrei poter ringraziare tutte le persone che ho conosciuto in questi tre anni, che hanno reso la mia permanenza a Roma piacevole, che mi hanno fatto ridere, che mi son state vicine in momenti difficili, che mi hanno dato grinta. Non starò qui ad elencare i nomi perchè sono davvero tante, ma spero proprio che ognuna di queste persone sappia che è stata davvero importante per me. Con alcune mantengo ancora i contatti, altre le vedo tutti i giorni in quell'ormai amatissimo edificio di Fisica, altre ancora le ho perse di vista, ma tutte hanno contribuito ad allietare questi triennio da studentessa universitaria, da romana acquisita e da ragazza che diventa donna. Sono cambiata da quando ho lasciato Pescara, sono cresciuta. Ieri è stata una giornata fantastica, bella, con la mia famiglia e tanti amici ad assistermi, a sorridermi, a congratularsi (e che mi hanno fatto dei regali carinissimi!!!!). Ma c'è stata anche l'n-sima breccia alla mia sindrome di Peter Pan. Comincio a capire che è ora di lasciare l'Isolachenonc'è... ^^

domenica 8 novembre 2009

aromi di caffè



Torno sempre qui, su questo davanzale. Di sera mi piace starmene seduta qui, al buio, con solo una candela ad illuminare quel pò che basta a darmi sicurezza (provo disagio a non poter avere il controllo visivo su quello che mi circonda... ebbene sì, sono una fifona! :p ). L'aria è fredda, perciò mi sono infagottata in un'enorme coperta blu morbidosa e... cicciOna!!! :p Stando qui, nel silenzio più totale... penso, lavoro di fantasia, cerco ispirazione per scrivere. Ed allora... chiudo gli occhi e viaggio.
Sono davanti ad un negozio con due ampie vetrine ai lati di una porta in vetro e dalla grande maniglia in ottone, che si affaccia su una larga strada. Mi guardo un pò intorno: poche persone per strada dagli abiti stile anni '50; due o tre macchine che procedono lente, di quelle vecchie, con le portiere che si aprono a vento; un signore passa veloce in bicicletta, tenendosi il cappello con una mano, per non farlo volare via. Ai lati della strada ci sono alcuni lampioni dipinti di nero, spenti, poichè è mattina e la giornata è limpida, il sole splende alto nel cielo, nonostante sia autunno. Lo vedo dagli alberi nudi che adornano il viale e le cui foglie, ormai gialle e rosse, ricoprono il marciapiede come tappeti di velluto. Torno a guardare il negozio. L'insegna rossa al di sopra della porta richiama la mia attenzione: Caffè. Entro. Una campanella posta dietro la porta annuncia il mio ingresso.
"Buongiorno, - la voce calda di un giovane mi giunge dal fondo del locale - finisco un paio di cose e sono da lei."
"Faccia con calma, Pierre".
Gli interni sono completamente in legno di mogano e la luce riflessa dagli alti scaffali assume una leggera tonalità di rosso. C'è una calda atmosfera. E c'è silenzio. Comincio a camminare tra gli scaffali, lentamente. Si ode solo il rumore dei miei passi. Sugli scaffali ci sono grandi barattoli di vetro con tappo in sughero che contengono chicchi di caffè. Su ognuno di essi c'è un cartellino di pergamena, su cui, in modo molto elegante, sono scritti il tipo e la provenienza del caffè. Scelgo un barattolo a caso e lo prendo: arabica, Etiopia. Apro il barattolo e mi inebrio dell'aroma sprigionato dai chicchi tostati. Che buono! Lo chiudo e lo rimetto al suo posto. Faccio pochi passi più avanti e ne prendo un altro, da un ripiano più in basso: robusta, Congo. Apro anche questo barattolo. Mmmm... adoro l'odore del caffè! Vorrei poter assaporare l'odore di ognuno di quei chicchi, ma mi rendo conto che i barattoli sono davvero tantissimi. Continuo la mia esplorazione, scegliendo a caso ripiano e scaffale: arabica, Ecuador. Il barattolo scelto è troppo in alto per me...
"Eccomi, glielo prendo io." Pierre arriva in mio aiuto. Prende il barattolo e me lo porge, con un bel sorriso che gli illumina il volto. Non posso che sorridire di rimando a tanta gentilezza. Le nostre mani si sfiorano per un istante. Apro il barattolo.
"Mmmm... buono anche questo. Passerei intere giornate qui dentro, solo per godere di questi aromi."
"Non è quello che fa tutti i giorni?" - mi prende in giro Pierre. Arrosisco leggermente.
"Venga con me, - mi dice - quest'oggi le faccio provare nuove fragranze". Ripone il barattolo al suo posto e mi prende per mano. Mi guida in quel labirinto di scaffali, lentamente. I nostri passi risuonano nel silenzio. Si ferma, legge qualche etichetta socchiudendo leggermente gli occhi, concentrato a trovare quello che cerca.
"Eccolo!" - Prende una scaletta in fono al corridoio, che scorre sulla cima dello scaffale, come quelle scalette che si trovano nelle grandi biblioteche. Ci salta su, si dà una piccola spinta e scorre tra gli scaffali, fino a fermarsi davanti a me. Prende il barattolo cercato e scende.
"Chiudi gli occhi" - mi dice, sfiorandomi il viso con una mano, come ad abbassare lui stesso le mie palpebre. Il suo tono è cambiato, la sua voce è più calda. Non mi dà più del lei: nessuna regola imposta dalla società sul rapporto tra uomo e donna. Si accorciano le distanze.
Sono ad occhi chiusi. Pierre apre il barattolo e lo agita sotto il mio naso.
"Respira profondamente, - mi dice a bassa voce - Cosa senti?""Non saprei... sento l'odore di chicchi tostati..."
"Robusta, Indonesia. Immagina le piantagioni sterminate di caffè, illuminate da un sole caldo. Immagina i lavoratori delle piantagioni, con i loro occhi a mandorla, grandi cappelli di paglia per proteggersi dal sole, chinati sulle piante. Li vedi? Le accarezzano dolcemente, per prenderne i chicchi e metterli in grandi sacchi di juta."
Immagino quello che Pierre mi racconta. L'aroma di caffè mi porta in posti lontani, dove non sono mai stata, ma che mi sembra di conoscere da sempre.
"Te sei lì, tra queste piante, tra questi lavoratori. E senti questo aroma. Passeggi tra i filari di piante, tra i chicchi caduti e sparsi sul terreno. E i lavoratori ti salutano sorridenti."
Apro un occhio con aria interrogativa e vedo Pierre con un sorriso sghembo che mi guarda divertito. Ha sempre voglia di scherzare.
Chiude il barattolo, lo mette a posto e di nuovo mi prende per mano. Ha accelerato il passo.
"Su, seguimi". Mi incita ad accelerare. Corriamo tra gli scaffali, ridendo, divertiti da quello strano gioco.
"Eccoci... dunque, dov'era...".
Si piega sulle ginocchia e continua a cercare. Io resto in piedi e lo guardo. Quando lo trova, mi sfiora un polpaccio.
"Vieni".
Mi inginocchio accanto a lui.
"Chiudi di nuovo gli occhi. - Obbedisco ed apre il barattolo - Arabica del Perù. Assapora il suo aroma intenso. Le vedi? Donne peruviane con cesti di vimini che si accingono a portare il pranzo ai mariti nelle piantagioni. I loro vestiti sono pieni di colori, ridono e scherzano sulla strada, si conoscono da anni. I mariti le avvistano da lontano: indossano camicie bianche di lino e pantaloni beige. Vanno incontro alle loro amate mogli, stanchi di lavorare sotto il sole, affamati e in cerca di un pò di affetto. Con l'aroma di caffè da sfondo, abbracciano e baciano le loro mogli. Cantano vecchi canti popolari, ballano con le loro mogli colorate, bevono e ridono tra compagni di lavoro e di vita."
Chiude il barattolo e lo ripone. Mi prende entrambe le mani tra le sue e mi aiuta ad alzare. Per un istante restiamo così, a guardarci negli occhi. Poi, con un braccio mi prende per la vita, mi avvicina a sè e mi bacia. Porto le mie braccia intorno al suo collo. Lui affonda la sua mano tra i miei capelli. L'aroma di caffè ha avuto effetti afrodisiaci su di noi e finiamo a fare l'amore, tra gli scaffali di quel caldo locale, con i chicchi di caffè unici testimoni di quel momento di passione. Ed è tutto il mondo che ci guarda: Kenya, Congo, Brasile, Cina... tutti quei chicchi, provenienti da ogni angolo del globo, che guardano due amanti, una dalla pelle chiara e l'altro dalla pelle bruna, che si combinano come latte e caffè, e si amano, nel silenzio.

sabato 17 ottobre 2009

my body's outline



Lascio cadere l'asciugamano ed entro in doccia.
Apro l'acqua e aspetto che il getto bollente mi scaldi.
L'acqua scivola sulla mia pelle, i vapori si alzano verso il soffitto. Mi rilasso, i muscoli si sciolgono. Mi concentro su di loro, per non pensare, per allontanare qualsiasi pensiero, qualsiasi preoccupazione.
Mi concentro sul mio corpo. Mi concentro sull'acqua che lo accarezza.
Provo ad immaginare il viaggio di una goccia su di me.
Una sola, singola goccia.
Il suo viaggio è veloce, rapido su di me. Ma io mi concetro su quella piccola goccia e il tempo rallenta.
Esce dal tubo della doccia e cade, cade insieme a tante altre gocce uguali a lei, ma io l'ho visualizzata, la vedo, la riconosco.
Cade, cade, cade... e incontra la mia fronte. Si appiattisce per l'impatto, poi comincia a scorrere sulla mia pelle.
Lentamente... vedo la sua corsa a rallentatore.
La goccia scende, scivola fino all'inizio del setto nasale, tra le due sopracciglia scure.
Potrebbe andare a sinistra o cadere a destra... invece prosegue dritto.
Come un funambolo su una fune, la goccia procede lungo la linea dritta del mio naso.
Ancora un pochino... ci sei quasi...
Arriva sulla punta e lì scivola velocemente giù per poi... risalire lentamente ed arrestarsi in cima al mio labbro.
Un momento...
Poi riprende la sua passeggiata, a volte lenta, qualche volta accelerata.
Scende sul labbro superiore e resta lì, tra le labbra chiuse.
Un momento...
Poi prosegue di nuovo.
Accelerata, procede sulla curva del mio mento... discesa... salita...
E poi... giù per il collo, sempre più veloce.
Scivola sul petto, passa tra i seni, velocemente arriva all'addome, all'ombelico... stop!
Resta lì, bloccata in quel buchino...
Ma alcune sorelle, che hanno percorso il suo stesso tragitto, o si sono ricongiunte in qualche altro punto, avendo prima percorso altre vie, giungono fino a lei e la sospingono via da lì.
La piccola goccia esploratrice riprende la sua corsa.
Scivola sulla curva della mia pancia... sempre più giù, fino ad arrivare nella zona pubica.
Tra tanti ostacoli, decide di scartare a sinistra e di prodeguire indisturbata lungo l'inguine...
Continua lungo l'interno coscia, incrociando la strada di tante altre gocce, confondendosi e non riuscendo a proseguire dritto...
Procede a zig-zag, fino al ginocchio.
Lì, con la spinta delle altre, riesce a risalire lungo la rotula.
Aggira qualche piccola cicatrice e prosegue giù, accelerando lungo la tibia.
Arriva velocemente al dorso del piede.
Prosegue dritto verso le dita. E' quasi arrivata all'alluce...
Cade giù, catturata da quelle piccole onde sul fondo della doccia, che la portano via, lontano.
E così si conclude la sua esplorazione...
... fine del viaggio.

Rieccome!!! :p

Buonaseeeeera!!!!
E' una vita che non mi faccio vedere da queste parti... O.o Chiedo umilmente perdono!!!
Non è per mancanza di fatti miei da raccontarvi :p o per mancanza di idee. Avrei voluto scrivere un resoconto del mio agosto pescarese, abbastanza pieno di imprevisti. Avrei voluto raccontare del mio fantastico weekend settembrino a Zurigo, per festeggiare il mio b-day con il fratellone. Vorrei raccontarvi della mia "nuova" vita universitaria, "nuova" perchè ora c'è gente diversa con cui vivo la mia vita da studentessa (in modo fantastico, tra l'altro!). :D
Ma tutte queste cose ve le racconterò più avanti, quando avrò la mente sgombra da impicci universitari (tesi, lezioni della specialistica...). Non sono così spensierata da mettermi al pc e raccontarvi i fatti miei... mi ci vorrebbe davvero un kasino di tempo per dirvi tutto, tempo che per ora devo dedicare alla tesi. :S
Perciò, questi racconti sono rimandati a data da definire. :p
Però, mi impegnerò a pubblicare qualcosina ogni tanto, per mantenere i contatti con voi lettori (sempre se ci siete ancora!). ^^
Nel frattempo, vi lascio, nel prossimo post, con un esperimento letterario (diciamo così).
That's all, folk!

sabato 12 settembre 2009

gli Italiani picchiano duro

Alle ore 14 mi sono piantata davanti alla tv, sintonizzata su Italia 1, per vedere le finali dei mondiali di boxe (Olympic style), un pò perchè mi piace molto il pugilato, ed un pò perchè in finale ci sono due Italiani: Domenico Valentino (leggero, 60 kg) e, ovviamente, Roberto Cammarelle (supermassimo, +91 kg). :D
Gli incontri andavano in ordine di peso crescente. Perciò, quello di Valentino era il 5^ match; Cammarelle... ultimo match.
Ho atteso con pazienza. Poi, finalmente è arrivato il turno del pugile di Marcianise: Domenico Valentino vs il portoricano Josè Pedraza. Incontro non facile: nonostante Pedraza fosse inferiore in attacco rispetto al nostro Valentino, manteneva una guardia alta e molto chiusa, difficile da penetrare. Il primo round si è concluso con 1-1. Secondo round: il portoricano riesce a mettere a segno due colpi. 3-1 per il portoricano. Mamma mia che ansia!!! Ma Valentino non si è innervosito: ha cominciato a giocare di testa, a riflettere e ad escogitare un piano per aggirare quella maledetta difesa. E sfruttando la lunghezza delle braccia per tener lontano l'avversario e la rapidità delle sue gambe per accorciare improvvisamente le distanze, è riuscito a piazzare i suoi colpi, riallontanandosi prima di riceverne. In questo modo si è portato sul 5-3. E lì ha riacquistato tutta la sua sicurezza e la sua grinta. Più volte i cronisti hanno dedicato a lui la descrizione che una volta era del grande Alì: vola come una farfalla, punge come un'ape. Ed in questo modo ha concluso il match con un fantastico 9-4. Favoloso! Appena è suonato il gong di fine 3^ round, Valentino è volato all'angolo rosso, saltando sulle corde per abbracciare il Maestro (come lui lo chiama) Francesco Damiani. Poi, si è tolto casco e guantoni per andare accanto all'arbitro ed esser proclamato vincitore. Non è riuscito a trattenere le lacrime: finalmente aveva ottenuto l'oro a cui tanto ambiva, era Campione del Mondo. Mi ha commosso tantissimo! :') Ed anche al momento della premiazione è stato davvero bello, con gli occhi che gli brillavano mentre con quella medaglia d'oro, finalmente appesa al suo collo, cantava l'Inno di Mameli. [E qui approfitto a sottolineare una cosa: è stato bellissimo vedere Valentino su quel podio cantare l'inno italiano, così profondo e sentito. Voi ce lo vedete un pugile che canta "Va pensiero"?...].
Dopo Valentino, l'attesa è stata lunga. Ma verso le 17.30 o giù di lì (non so sinceramente che ora fosse) è arrivato l'incontro che tanto aspettavo, il motivo per cui sono di nuovo impazzita per il pugilato: Roberto Cammarelle vs l'ucraino Roman Kapitonenko. Anche per questo match, nonostante si sapeva benissimo chi avrebbe vinto, c'è stata un pò di suspence: l'ucraino giocava duro in difesa, anche lui molto chiuso. Roberto doveva cercare di aprire quella guardia per mettere a segno i suoi siluri. Nello studiare l'avversario ha subito qualche colpo e ad inizio secondo round si era al 3-4 per l'ucraino. Ma poi è riuscito a far breccia nel suo avversario, portandosi al 6-4. Con un gancio destro e poi un diretto sinistro perfetto per velocità e tempismo ha fatto contare due volte il rivale. Ormai il match era suo! Infatti il terzo round è stato in gran parte accademia, con Cammarelle che semplicemente teneva a bada senza problemi l'ucraino. Gong! Oro per Cammarelle!!! Campione del mondo!!!!!! Fantastico, fantistico, fantasticooooooooooooo!!!!! Vittoria ottenuta ai punti, nessuno KO poichè, come lo stesso Roberto ha affermato dopo la sua vittoria ai quarti di finale, "se l'avversario non è alla pari, perchè infierire? Non ce n'è bisogno. Il pugilato è uno sport leale." Roberto, il Magnanimo. Anche la sua salita sul podio è stata emozionante per me. ^^
Infine è stato assegnato il premio per miglior boxer di questi mondiali a... Roberto Cammarelle!!!! Il Signore del Ring!!!! Favoloso!!!! :D


domenica 16 agosto 2009

marziano? Boltoniano!!! :D

E' un pò che non scrivo sul blog, ma presto tornerò che ho un pò di fattacci miei da raccontarvi. :p
Per ora voglio semplicemente annotare questo evento:


Mondiali di Atletica, Berlino 2009
Usain Bolt, finale dei 100 m
9,58 s


... da paura!!!

mercoledì 29 luglio 2009

goodbye, my sweet kitty...

Ho appena finito gli esami per questa sessione di luglio. Ho concluso con un bel 29. Niente male, sono tornata a casa proprio soddisfatta. Anzi, rosicando un pochino perchè ho sfiorato il 30 e lode per due domande a cui ho risposto un pò così, ma va comunque bene, è sempre un esame in meno. E poi... poi, la fatidica notizia. Mia madre mi chiama e mi dice: "Ho una brutta notizia." Detta con un tono non troppo fatalista. Ho pensato a qualcosa tipo, che so, la macchina è dal meccanico e quando torni dovrai aspettare per guidarla o qualche cavolata simile. Poi, continua: "Non te l'ho detto prima perchè eri presa dagli esami e sapevo che non potevi permetterti alcuna distrazione, ma... Shilla è morta." Buio totale. Il mio cervello è andato completamente in black-out. Altro che pugno nello stomaco, altro che treno merci... un asteroide delle dimensioni del Sole si è abbattuto su di me. La mia superciccionissima gatta, la tigretta della mia casa, felina e selvaggia come una pantera, ma coccolosa quanto un orsetto quando decideva che era l'ora dei grattini... morta?! Non riuscivo a capacitarmene. Lacrime a fiumi ed anche ora scrivo piangendo. Mi manca da morire. Mi mancheranno troppo quei suoi occhioni verde-gialli, con le pupille nere che si dilatavano quando giocava o si arrabbiava; quella sua panciona maculata, che non sopportava quando gliela si accarezzava e diventava una iena; quel suo camminare sulla punta delle zampe senza far rumore, agile ed aggraziata nonostante i suoi 9 Kg; quando tornavi a casa e ti accoglieva facendo la "ballerina" (come dicevamo Mommo ed io). Era fantastica ed unica! Dio, quanto sarà brutto ritornare a casa a Pescara e non trovarla...
Non dimenticherò mai quando è arrivata a casa. Facevo il secondo liceo. Un giorno, all'incirca in ottobre, mentre Mommo, Mat ed io pranzavamo, lei ci disse che aveva trovato una micia dietro casa e l'aveva momentaneamente portata al negozio di animali per cercare qualcuno a cui darla. Io dissi immediatamente: "Prendiamola noi!"
"Claudia, non dire cretinate, sei allergica ai gatti." - rispose lei.
"E poi - aggiunse Mat - c'è Sissi (la nostra cagnolina) che sarebbe gelosa. Io un gatto non lo voglio". (E vi anticipo che la persona a cui la mia micia si affezionò più di tutti fu proprio Mat. Ironia del destino...)
Io insistevo dicendo che non m'importava dell'allergia, non ero così tanto allergica da shock anafillatico. Giusto qualche starnuto e occhi arrossati. Potevo sopportare, pur di avere un micio a casa. Una micia!!! Sarebbe stato fantastico. E la nostra Sissi era una cagnolina talmente buona che l'avrebbe sicuramente accettata. E poi, la gelosia sarebbe dipesa da come noi ci saremmo comportati con Sissi e la new-entry. Bastava non trascurare la nostra adorata principessina. Era così semplice!!! Ma il no di mia madre era categorico. Per quel giorno, rinunciai a lottare...
Il giorno dopo tornai a casa dopo scuola. Ricordo che sul mio letto c'era una montagna di vestiti perchè stavo facendo il cambio di stagione nell'armadio. Tornata a casa, come al solito, ho letterlamente lanciato lo zaino di scuola per terra, buttato il giacchetto sul Fuji di vestiti e stavo per andare in cucina quando... mi fermo. Tra i vestiti mi era sembrato di vedere due occhietti. Mi giro, guardo meglio... e c'era questa micia tigrata che mi guardava! Sono impazzita dalla gioia!!! Mi sono avvicinata, lentamente, e con delicatezza le ho accarezzato un pò la testa e mi ha fatto un sacco di fusa. Sono corsa in cucina: "Mammaaaaaaa!!!! E' bellissima!!!!!!!". Urlavo e saltavo dalla gioia.
"Frena il tuo entusisamo - disse Mommo - è una prova. Se la tua allergia diventa un problema serio, la micia va dalla nonna. Nel frattempo... che nome vuoi darle?"
E così, su due piedi, il primo che mi è venuto in mente: "Shilla!".
Quanto fa male... quanto fa male pensare che non c'è più...
Ciao Shilla...
sarai per sempre la mia Bumma!